Per gli stilisti è tempo di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
A Parigi, dov’è in corso la settimana dell’haute couture, i designer hanno preso di mira il sistema moda italiano. Il primo a bacchettare il nostro Paese che «non sostiene la creatività» e permette ai talenti creativi di andare all’estero è il sardo Antonio Marras, direttore artistico di Kenzo che sabato scorso ha presentato per la prima volta anche la moda uomo. «Nonostante la crisi - dice Marras - la Francia supporta il lavoro creativo. Stiamo perdendo terreno e mi dispiace. Perfino New York fa dieci giorni di sfilate del prêt-à-porter femminile, eppure ha pochi nomi di pregio. In Italia non c’è futuro, non c’è spazio per i nuovi stilisti, sono tutti finiti o andati via». E forse pensando ai colleghi Giambattista Valli, Riccardo Tisci, Stefano Pilati, finiti oltralpe, Marras aggiunge: «Chi punta sulla fantasia lascia Milano per Parigi».
Conviene con Marras anche Giorgio Armani che, dal backstage della sua sfilata parigina, sottolinea: «Parigi offre di più, certo qui i creativi si divertono più che a Milano. È viva e internazionale, ha un aspetto di teatralità e di glamour unico». Per questo motivo non scambierebbe mai Milano con Parigi per presentare la sua collezione di alta moda Armani Privè. «Milano è il top per il prêt à porter – dice re Giorgio – ma Parigi è la cornice ideale per l'alta moda. Non so quanti clienti si sposterebbero a Milano per vedere soltanto Armani e Raffaella Curiel. Roma, invece, è in declino perché nel tempo a gente brava se ne è unita altra che non aveva i requisiti».
Nicoletta Fiorucci, presidente di AltaRoma, replica che «Armani poteva aver ragione fino a ieri, ma Roma è cambiata, ora siamo più selettivi». Infatti, alla settimana dell’alta moda capitolina, da sabato 31 gennaio a martedì 3 febbraio, ci saranno meno sfilate e più eventi. Gli stilisti esclusi dal calendario hanno protestato e molti di loro hanno organizzato eventi paralleli.
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